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Storia

L’IMPRONTA DEL GATTO impronta

Gli antichi egizi chiamavano “myeu”  il gatto; addomesticarono quelli che vivevano ai bordi del delta del Nilo, originariamente per debellare i topi che infestavano i granai.
Poi, col passare del tempo, non ci fu casa o tempio o edificio che non registrasse la presenza di almeno un gatto, divenendo un animale sacro. Quando uno di questi felini moriva, si dice che il padrone usasse radersi un sopracciglio in segno di rispetto nei confronti dell’animale.

Proseguendo con le civiltà invece, per secoli fu considerato un animale maleaugurante, maledetto, insopportabile, associato alla stregoneria e alla sfortuna.
Oggi si è riscattato e ha assunto sempre più il ruolo di animale da compagnia: indipendente e ribelle, ha accettato di vivere in armonia sotto lo stesso tetto con l’uomo solo per avere una vita più comoda.

<<I gatti, come categoria, non hanno mai completamente superato il complesso di superiorità
dovuto al fatto che nell’antico Egitto erano adorati come dei>>
P. G. Wodehouse

I gattofili sostengono di parlare con i loro gatti e hanno ragione, il gatto infatti, estremamente espressivo, capisce e si fa capire, dispone di una serie di suoni, gesti, rituali e abitudini che compongono un quadro comunicativo raffinato e complesso.
Sembra dunque indispensabile per l’uomo, abituato a dare un nome alle cose, trovarne uno per questo suo amico.

MAINE COON MANIA bandiera maine coon

<<Un gatto va amato alle sue condizioni>>
Peter Gray

“Maine Coon” significa “procione del Maine” perché si narra sia il frutto dell’amore (geneticamente impossibile) tra un orsetto lavatore e un gatto del Maine (stato degli USA), leggenda sicuramente dovuta alla folta e lunga coda che caratterizza questo gatto.
Un’altra leggenda, ma più realistica, sull’origine di questa razza vede protagonista la regina Maria Antonietta. Pare infatti che allo scoppiare dei moti rivoluzionari, la famiglia reale avesse organizzato una fuga Oltreoceano. Al fine di rendere il viaggio più veloce, la regina avrebbe spedito in America alcuni dei suoi amatissimi gatti Angora. Come sappiamo, Maria Antonietta fu ghigliottinata nel 1793, ma pare che i suoi gatti si siano incrociati con i robusti gattoni selvatici del Nordamerica dando vita alla nuova razza.

E’ nel 1953 che un gruppo di allevatori americani ufficializza la razza con la fondazione del Central Maine Coon Cat Club nello stato del Maine. In Italia questa razza è arrivata negli anni ’80, nel 1985 venne riconosciuta anche dalla Federazione Felina Italiana.


E’ una razza naturale
, cioè le cui caratteristiche sono state ottenute grazie ad una serie di mutazioni genetiche spontanee, una razza quindi creata da Madre Natura, che l’uomo si limita semplicemente a mantenere o migliorare.
Ha uno sviluppo decisamente lento, raggiunge infatti il pieno della maturità a quattro anni.
Ha il pelo rivestito da una sostanza naturale che lo rende impermeabile e gli impedisce di infeltrirsi e annodarsi, mantenendo quindi un pelo sempre ordinato, che comunque va periodicamente pettinato.
I segni particolari di questa fantastica razza sono in primis la grande mole, ricordiamo che è il gatto più grande del mondo, poi sicuramente la coda lunga e folta, le grandi orecchie con ciuffi di pelo all’estremità (come la lince) e i ciuffi di pelo interdigitali.


Si affeziona al proprio amico umano
, che segue come un’ombra parlandogli. E’ docilissimo, particolarmente adatto a giocare con i bambini, è un grande amante della tranquillità del salotto di casa. Dote è la pazienza: infatti anziché reagire sfoderando le unghie, preferisce ritirarsi e attendere momenti più opportuni per farsi rivedere in giro.
E’ un gatto equilibrato, allergico alla solitudine, anche per riposare predilige la stessa stanza dove si trovano i suoi compagni di vita.
Discreto ma sempre presente, intelligente e fiero, affettuoso, ti segue come un’ombra cercando la tua compagnia.

Il 14 gennaio 2007 è nato il primo Maine Coon Club italiano per iniziativa di un gruppo di amici allevatori www.mainecoonclub.it

<<Il Maine Coon è come un cioccolatino…. bello fuori e buono dentro!>>


CURIOSITA’ FELINE francobollo

279 ossa
Il gatto possiede più ossa rispetto all’uomo, che ne ha circa 210, questo determina una maggiore raffinatezza nei movimenti perché vi sono più articolazioni.

Da 20 a 24 ossa solo nella coda

La complessità di questa appendice è finalizzata alla grande mobilità di cui il gatto è capace e gli permette di utilizzarla come strumento per mantenere l’equilibrio.

Da 50 a 54 vertebre

Ciò gli consente contorsioni e arcuamenti tipici; strettamente attaccate le une alle altre, formano un struttura capace di resistere ai contraccolpi ricevuti in seguito alle cadute.

In stato di riposo il cuore batte 120-150 volte al minuto, quello di un uomo 60-100.

No, i gatti hanno 30 denti permanenti, mentre i cani 40.

In media, su 24 ore, 15 sono riservate al sonno, 6  alla toilette e ai giochi, le rimanenti 3 alla pappa e all’esplorazione.

Tra le varie abilità del gatto c’è quella di cadere sempre in piedi, poiché, nel vestibolo dell’orecchio, possiede un raffinatissimo apparato che gli permette, in caso di caduta, di analizzare in base all’altezza e alla velocità quale sia la miglior postura possibile per l’atterraggio: questa sorta di microcomputer suggerisce l’esatta posizione da assumere alle zampe per evitare i danni dell’impatto.

Il gatto più piccolo del mondo è il Singapura, il più grande è il Maine Coon.

Nel 1871 al Chrystal Palace di Londra. Fu organizzata dal grande appassionato di gatti Harrison William Weir (artista, 1824-1906).

Stando a recenti studi condotti dall’Università del Minnesota su un campione di oltre 4000 persone, pare che possedere un gatto riduca al minimo il rischio di infarto cardiaco; sarebbe infatti la riduzione dello stress e la naturale calma trasmessa dalla serenità di un gatto ronfante a far distendere i nervi a persone stressate e prossime all’infarto.

Calcoliamo circa l’età di un gatto:
GATTO  VS   UOMO
1 MESE            6 MESI
2 MESI          1 ANNO
1 ANNO         18 ANNI
2 ANNI         25 ANNI
5 ANNI         40 ANNI
10 ANNI       60 ANNI
15 ANNI        80 ANNI

PAROLA DI GATTO :)
(tratto da “Cento modi per il gatto di addestrare il proprio umano” di Celia Haddon)

I cani possono avere un padrone. Noi gatti abbiamo dei consulenti. Questo è il presupposto essenziale per una buona relazione tra noi e gli umani.

In secoli di addomesticamento da parte dei gatti, gli umani hanno in gran parte perso il senso dell’olfatto. Gli evidentissimi messaggi odorosi che trasmettiamo strofinandoci contro le loro gambe e usando le unghie restano per loro lettera morta.
Non capiscono che è il nostro modo di trasformare un’abitazione in un focolare e mescolare il nostro odore con il loro.

Siate imprevedibili. Un giorno ricopritelo di attenzioni e quello dopo ignoratelo. L’incostanza dà risultati migliori della regolarità. O, come viene postulato nella teoria dell’apprendimento, un programma di ricompense intermittenti è più efficace di una serie continua di gratificazioni.

Gli umani adorano essere coccolati. Ricompensateli facendo le fusa, dando qualche colpetto con la testa e strusciandovi contro le loro gambe. Lasciate come pegno d’amore un bel mucchietto di pelo sui loro abiti nuovi. Se lo meritano.

Non dimenticatevi di “fare la pasta” sulla loro pancia. Gli umani vanno in brodo di giuggiole di fronte a questo gesto da cuccioli, ma lo trovano anche estremamente doloroso. Godetevi la loro espressione: un misto di piacere e dolore.

Sedetevi sopra il giornale che il vostro umano sta leggendo. Abbiate l’accortezza di coprire l’articolo che gli interessa.

Gli umani vanno a caccia nei supermercati e tornano con il cibo per voi. E’ vostro compito addestrarli a scegliere la giusta marca tramite rinforzi positivi. Fate le fusa sonoramente mentre mangiate la pappa costosa e snobbate quella a buon mercato.

Il cibo rubato è più buono. Sgraffignate le tartine, l’arrosto, la torta e perfino il panettone poco prima che inizi la cena di Natale. I vostri umani capiranno che anche i gatti vogliono celebrare le feste!

Rivendicate i vostri spazi. Non siate egoisti. Quando siete fuori in perlustrazione o siete impegnati in qualche altra attività, lasciate pure che il vostro umano usi la poltrona. Ciò che conta è che sloggi subito quando vi ci volete sedere voi.

Giocate con i lacci delle scarpe del vostro umano. Sarà ancora più simpatico farlo di mattina quando è già in ritardo per l’ufficio.

I cani devono capire che siete voi i boss, i capibranco dotati di nove vite (mica di una sola come loro). Sgraffignate il loro cibo. Dormite nelle loro cucce. Fate loro le boccacce dal ramo di un albero o dal tetto di casa. Fateli vivere in constante all’erta per timore di un vostro agguato. Vietate sempre loro l’accesso al vostro umano. Sono i gatti a comandare, chiaro?!!

Se gli accoppiamenti umani disturbano il vostro sonno, adottate la linea dura. Mettete la parola fine a questi fastidi dormendo in mezzo ai partner. Se necessario, costringete al trasloco uno dei due.

Grazia
Agilità
Tenacia
Tranquillità
Ozio

CONSIGLI GATTOSI francobollo

<<Un gatto, me ne rendo conto,
non può essere la palla di pelo di chiunque>>

Joseph Epstein

Consigli generali

Educare un gatto significa permettergli di vivere una vita da gatto in un ambiente di essere umani, in armonia e rispetto delle differenze tra le due specie. Educare quindi, per coabitare ed interagire correttamente.

Il gatto non vive con l’uomo in una gerarchia di dominanza: non è né sottomesso né dominante, l’assenza di gerarchia non significa però assenza di autorità.
La relazione tra il gatto e il suo educatore deve essere impostata necessariamente su un legame di sincero affetto. Il migliore educatore è colui che arriva ad evitare i problemi; per fare questo bisogna prevedere le intenzioni del gatto, dunque bisogna conoscerlo a fondo.
Il gatto non capisce il linguaggio verbale dell’uomo (come l’uomo del gatto!), ma alcune parole simbolo a cui associa una situazione, un comportamento, una soddisfazione, un piacere. Il linguaggio verbale si accompagna anche da una melodia di suoni: l’intonazione e il ritmo forniscono ulteriori informazioni al micio.
Il gatto è perfettamente in grado di imparare a rispondere al proprio nome, ma raramente ritiene necessario farlo.
Non lasciamo che il  gattino faccia cose che gli rifiuteremo più avanti! Bisogna essere coerenti, per non creare in lui confusione.
Per poter educare il proprio micio serve attenersi a certi principi di base che risultano essere scontati ma non sempre realmente messi in atto: bisogna avere davvero voglia di insegnare una cosa precisa e decidere di riservarvi del tempo per farlo; bisogna apprendere il linguaggio base del gatto, vale a dire il modo in cui comunica con noi e con il mondo esterno; bisogna rispettare l’età del gatto e non pretendere da lui cose troppo complicate per le sue capacità attitudinali; è necessario utilizzare il fattore ricompensa per i comportamenti positivi.
E’ vero che le razze si differenziano le une dalle altre, ma scegliere un gatto in base a un preteso comportamento di razza è corretto fino ad un certo punto: infatti, tutti i comportamenti hanno sia la base ereditaria quantificata intorno al solo 30%, sia l’influenza dovuta dall’ambiente e dall’apprendimento che è quantificata circa per il 70%. Accarezzare la gatta gravida infatti, manipolare i gattini fin dalla nascita, toccarli, rigirarli, grattare loro la pancina, tenerli sospesi per la collottola gentilmente ma con sicurezza, inibire i colpi di unghie e di denti: tutto questo fa una differenza enorme nel rendere un gatto equilibrato o intimorito, intollerante, aggressivo o pacifico.
La manifestazione di amicizia e/o affetto si accompagna strofinando le guance, il dorso e la base della coda, in questo modo il gatto deposita marchi odorosi, segnali che indicano familiarizzazione, acquietamento. Anche nel gatto, come nell’uomo, in caso di stress, il contatto con un essere o un oggetto amato apporta uno stato di benessere, di rilassamento.
Spesso nel gatto adulto si riscontrano alcuni atteggiamenti che noi accolliamo solamente all’essere cucciolo: il fare la pasta, ad esempio, invece, ha le stesse semplici finalità di un marchio familiare: calma, diminuisce l’ansia, tranquillizza.
Per il gatto, un uomo, una donna, un adolescente, un bambino, un neonato sono specie differenti. Al fine di una buona socializzazione si renderebbe necessario quindi il contatto con ciascuna di queste “specie”.
Qualunque stile di vita abbia il nostro micio, se ci mettiamo nei suoi panni e cerchiamo di vedere le cose dal suo punto di vista, avremo maggiori probabilità di fare la cosa giusta. I gatti hanno molti talenti, tra cui l’adattabilità,  questo è uno dei motivi per cui sono così popolari.
Molti gatti traggono grande piacere dalle interazioni sociali con membri della propria specie e vale sempre la pena ricordare che non esistono due individui uguali.
Importante è che il numero di gatti sia adeguato all’ambiente: non esistono regole per calcolare il “numero di gatti per metro quadrato” ma basta seguire il buon senso.
Per coabitare serenamente bisogna perciò educarlo, e non è mai troppo tardi!

<< E’ un giocattolo che può essere usato in mille modi
e le parti che lo compongono possono essere orientate in ogni direzione.
Viene consegnato completamente assemblato e quando gli si salta addosso emette dei suoni>>Stephen Baker

Consigli pratici

Il trasportino del gatto è utilizzato spesso solo per portarlo dal veterinario, diventa quindi simbolo di sofferenza e stress: la sua sola vista incute paura. Per evitare questo è sufficiente, o comunque di aiuto, lasciare il trasportino aperto in casa, mettervi un gioco e ogni tanto una crocchetta, lasciare quindi al micio la possibilità di entrarci quando vuole.
Questo splendido animale è un arrampicatore nato, non si accontenterà di camminare a terra, ma esplorerà tutti i livelli, diamogli quindi la possibilità di farlo, comprando appositi “tiragraffi”, possibilmente più di uno e in diverse zone della casa; molto graditi quelli a soffitto.
tiragraffi

Fate attenzione a fornirgli differenti gusti e consistenze di cibo, per evitare che diventi un gatto capriccioso e in modo che abbia una sana e completa alimentazione.
L’uso di ammoniaca e di prodotti clorati per pulire zone sporcate dai suoi bisogni è assolutamente sconsigliato dato che questi odori lo attirano, perché simili all’odore della propria pipì.
Attenzione a chi ama il pollice verde: alcune piante sono velenose per i nostri amici; quindi prima di comprare una pianta informiamoci bene!
Il gatto vede dieci volte meglio di noi in condizioni di semioscurità, quindi non ci preoccupiamo di lasciarlo al buio! E’ l’animale della notte per eccellenza.


BIBLIOGRAFIA

“Cento modi per il gatto di addestrare il proprio umano” di Celia Haddon
“L’educazione del gatto” di Joёl Dehasse